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Percorsa da conflitti relativi ai suoi obiettivi e alle sue strategie, l'etnopsichiatria si trova ormai da qualche anno al centro di un dibattito quanto mai vivace sul ruolo della cultura nel disagio e nella cura dei cittadini immigrati. Nata nei primi del ‘900 questa materia di studio si occupava inizialmente della malattia mentale in società non occidentali con l’obiettivo di valutare l’effettiva estendibilità delle categorie diagnostiche di stampo occidentale a popolazioni di origini e culture completamente differenti. Solo con l'indipendenza dall'oppressione coloniale iniziò a delinearsi la possibilità di una nuova stagione di ricerche e di esperienze che ponevano in una nuova dimensione l'analisi delle rappresentazioni della malattia e/o della persona, Tutto ciò rendeva anche possibile pensare ad un studio dei guaritori e delle terapie tradizionali, ma anche ad una maggior critica della psichiatria occidentale e della clinica della migrazione come da sempre intesa. L'etnopsichiatria pertanto si posiziona in un territorio in cui si incontrano saperi diversi (antropologia, psicanalisi, psichiatria) e differenti storie culturali (i modi in cui è stata classificata in epoca coloniale l'alterità culturale e patologica), la cui rilevanza nasce oggi dalla volontà di promuovere un approccio critico a formule diagnostiche, interpretazioni e/o tecniche terapeutiche anche nella psichiatria occidentale. Saperi questi che, per la loro conducibilità culturale, spesso non trovano un riscontro nemmeno in un territorio considerato sicuro, come si potrebbe intendere quello nazionale in cui vi sono diversi approcci alla malattia e alla cura. Il Centro Eos si pone quindi in una dimensione in cui il “diverso” risulta sempre fonte di nuova conoscenza, da non denigrare o attaccare, ma da scoprire e studiare in un’ottica di apertura mentale che non pone il terapeuta occidentale in una dimensione di “sapere superiore”. Il nostro modo di lavorare di fatto dona alla persona potere personale e culturale in un’ottica che non si pone in un punto di vista etnocentrico o accecato dal fascino dell’ ”altro”, più come oggetto di curiosità personale che come soggetto sottoponente una richiesta d’aiuto in cui può essere anch’egli agente attivo del proprio benessere.
ATTIVITÀ IN AMBITO ETNOPSICHIATRICO
- Supervisioni a singoli e/ équipe comunità terapeutiche
- Percorsi terapeutici individuali
- Gruppi terapeutici
- Consulenze
- Formazione ad operatori e mediatori culturali
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