Autore: Dr.ssa Greta Lalli – Psicologa  e psicoterapeuta Centro Eos

È come avere un gran fuoco nella propria anima e nessuno viene mai a scaldarvisi, e i passanti non scorgono che un po’ di fumo, in alto, fuori del camino e poi se ne vanno per la loro strada”.
Vincent Van Gogh

Introduzione

Nell’articolo che segue si è scelto di presentare una situazione clinica per stimolare una riflessione su talune difficoltà riscontrabili nel processo di separazione-individuazione dell’adolescente e della sua famiglia. Per moltissimi giovani, infatti, le difficoltà consistono proprio nella capacità di separarsi, obiettivo per nulla facile.

Per separarsi bisogna prima differenziarsi, riuscire ad essere qualcuno rispetto ad un altro che ne costituisce l’origine, costruire un limite personale, una frontiera percepibile (X. Pommereau). Secondo i teorici inglesi delle relazioni oggettuali il bambino ha un mondo interiore di oggetti interni che derivano dalla incorporazione fantastica dei genitori. Le rappresentazioni oggettuali interne sono simboli e presuppongono una differenziazione madre-bambino. Quando l’oggetto viene abbandonato, il Se´ si sperimenta come separato e la perdita è elaborata: il simbolo può venire a far parte del mondo interno senza essere equiparato all’oggetto stesso. Seguendo lo schema evolutivo di Margaret Mahler, si raggiunge il livello della costanza dell’oggetto e il consolidamento del senso di identità separata, allorché la rappresentazione intrapsichica permette un adeguato funzionamento in assenza dell’altro. L’ adempimento armonico di un tale effetto presuppone la presenza di talune precoci esperienze. La presenza di un accoglimento materno emotivamente disponibile associata ad una serie di episodi di frustrazione del bisogno promuovono la maturazione psichica. Dinamiche familiari deleterie possono costituire un fattore aggravante nella crisi di identità di tanti adolescenti che non ritrovano se´ stessi.

Al momento della pubertà, l’emergere del corpo sessuato e la tensione tipica di questa fase costringono gli adolescenti a prendere le distanze, ma spesso gli investimenti genitoriali possono divenire degli ostacoli. Attraverso il passaggio all’atto i giovani agiscono una rottura per la mancanza di confini e per l’incapacità di sentirsi esistere in quanto tali (X. Pommereau), vorrebbero riappropriarsi di se´ stessi e distinguersi dall’altro. La distinzione implica l’essere in grado di rivendicare i confini rispetto all’altro. L’adolescenza di un figlio rappresenta, peraltro, un evento critico per tutta la famiglia. Anche i genitori si trovano a dover affrontare un processo di crescita in quanto l’adolescente, con la sua ricerca di una propria identità, mette in discussione non soltanto i modelli di funzionamento familiare, ma anche i valori, gli ideali e le credenze che avevano caratterizzato la loro vita fino a quel momento.

Se la famiglia ha raggiunto un buon livello di differenziazione al suo interno, per cui i diversi sottoinsiemi presentano confini chiari e flessibili, queste trasformazioni saranno affrontate senza particolari difficoltà, ma se i confini sono assenti o eccessivamente sfumati il processo di svincolo potrà essere impedito da forti spinte centripete della famiglia, mentre se i confini sono troppo rigidi e non vi è condivisione e partecipazione emotiva tra i diversi membri della famiglia, l’adolescente potrà sentire di non avere alcun sostegno nei momenti di bisogno, sviluppare una bassa autostima e una forte insicurezza, adottando comportamenti disfunzionali per affrontare tale disagio (M.M. Togliatti, A.L. Lavadera).

Discussione di un caso clinico: Matilde

M, 17 anni, alla fine del quarto colloquio, quando è sulla porta comunica alla psicologa che si procura dei tagli alle braccia. I primi episodi autolesivi risalgono al periodo immediatamente successivo alle molestie sessuali subite nel silenzio a scuola quando frequentava la terza media.

I tagli potrebbero quindi rappresentare un tentativo di rottura del silenzio e del segreto. Nascono con valenza comunicativa, cui si affianca un utile secondario emotivo, ovvero la conquista della percezione del corpo come proprio, e della possibilità di controllarlo. Una modalità disfunzionale di questo tipo sorge in un contesto che non promuove il processo di separazione-individuazione. La famiglia affronta le difficoltà della figlia adolescente ignorandone l’esistenza o trattando i gesti autolesionistici di M. con una freddezza finalizzata a minimizzarne il significato.

Sembra esserci una incapacità dei membri a gestire le emozioni dolorose e l’unica soluzione è cercare di ignorarle ‘facendo finta di non vedere’. Una apparente motivazione ‘formativa’ nasconde paure altrettanto violente e primitive: affrontare le difficoltà evolutive e il dolore che le accompagna. Parallelamente all’implicito comandamento familiare di natura spavalda del ‘devi essere forte e farcela da solo’, a M. viene anche trasmesso il messaggio, contrario e più minaccioso, che ‘noi non siamo in grado di tollerare il tuo dolore, che rischia di ucciderci ’. Questi genitori sembrano tenersi disperatamente aggrappati all’idea dello stare ‘tutti insieme’, nonostante tutti i membri si sentano emotivamente lontani. La difficoltà a lasciare il ruolo di genitori ‘onnipotenti’ prende la forma di una vicinanza formale, costretta, nella quale però M. avverte il doloroso e profondo bisogno dei genitori. In questa situazione di blocco l’abbandono della scuola e dell’attività sportiva, paiono dei tentativi di cercare una strada più autentica di quella proposta dai genitori, utilizzando modalità evolutive, come la rabbia e la negazione della dipendenza e, al contempo, la ricerca e il bisogno del loro sostegno.

In quest’alternanza di esigenze opposte, vengono avvertiti sentimenti di tipo depressivo legati all’idea di non percepirsi come persona definita e con una propria identità . D’altra parte, il costante senso di vergogna di fronte a qualunque emozione, il timore del giudizio degli altri, il sentirsi diversa rendono ragione della paura di assumere caratteristiche che potrebbero differenziarla dagli altri.

Conclusioni

Le difficoltà che l’adolescente incontra nel processo di separazione-individuazione talvolta minano la costituzione soggettiva della propria identità. In questa prospettiva, gli agiti autolesivi, sia quelli consapevoli che quelli apparentemente involontari, meritano particolare attenzione: l’attacco al se´ corporeo contiene una duplice valenza: da un lato un tentativo di sentirsi padroni di se´ e delle proprie emozioni e di assumere quindi una propria identità, dall’altro la comunicazione più o meno inconsapevole ai genitori del proprio malessere e del bisogno di aiuto. La loro esplorazione fornisce una possibilità di comprendere le dinamiche specifiche di ogni adolescente e della famiglia.

Bibliografia

M.T. Aliprandi, E. Pelanda e T. Senise, “Psicoterapia breve di individuazione”, Feltrinelli Editore Milano, 1990

E. Pelanda, “Il tentativo di suicidio in adolescenza”, Franco Angeli, Milano 2003

M.M. Togliatti, A.L. Lavadera, “Dinamiche relazionali e ciclo di vita della famiglia”, Società Editrice il Mulino, 2002

Frank Elgar: “Vita e opere di Van Gogh”

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