Autore: Dr.ssa Greta Lalli – psicologa e psicoterapeuta Centro Eos
Autore: Dr.ssa Claudia Jasmin Marelli – psicologa e psicoterapeuta Centro Eos

Prof.ssa Elena Antoniotti – Prof.ssa Donatella Ausani – Prof.ssa Annamaria Demicheli – Prof.ssa Mia Massarini – Prof.ssa Monica Murtas – Prof.ssa Roberta Paratici – Prof.ssa Barbara Scotti
Insegnanti di lingua italiana c/o Istituto Comprensivo di Castel San Giovanni e Sarmato

Analisi qualitativa del rapporto tra pre-adolescenza ed emozioni all’interno dell’Istituto Comprensivo di Castel San Giovanni e Sarmato

INTRODUZIONE

Il periodo della vita definito “pre adolescenza” è da inquadrare temporalmente nella fascia di età che va dai 9 e i 12 anni, anche se, come per tutte le tappe evolutive dell’uomo, possono esserci diverse oscillazioni e personalizzazioni, anche culturali.

È l’età del mutamento corporeo, identitario ed emotivo; caratterizzata dalle relazioni con i coetanei, dalla graduale acquisizione del ruolo sociale, dall’accettazione dello sviluppo del proprio corpo e dal raggiungimento di una certa autonomia emotiva dai genitori e dal mondo degli adulti.

I cambiamenti sono radicalmente profondi e riguardano sia la sfera emotiva che quella cognitiva; cambiano non solo le condizioni che suscitano diversi sentimenti, ma anche la loro intensità; infatti qualsiasi sentimento ed emozione giunga al preadolescente viene percepita come lancinante.

Ci si rapporta con un ventaglio di vissuti emotivi nuovi e soprattutto stati d’animo indecifrabili e incomprensibili. Il preadolescente si sente pervadere da un insieme di emozioni che sente il bisogno di “nominare” per conoscere,anche se non ha ancora i mezzi per farlo.

Durante la preadolescenza e adolescenza il “Sé narratore”, per riprendere un concetto di J. Bruner, si impadronisce del genere narrativo che è dato dalla “storia di sé” o “narrazione autobiografica”.

Un evento personale, come ad esempio un’esperienza emotiva, se raccontato diviene un atto interpretativo, di costruzione e ri-costruzione della propria storia.

Per tale ragione lo studio delle emozioni, condotto per mezzo dell’approccio narrativo, consente di ottenere una conoscenza del significato che un’emozione o esperienza emotiva assume per la persona che racconta, oltre che del “nome” assegnato a una data emozione provata in relazione a particolari eventi. Elemento questo ovviamente da non sottovalutare e nemmeno dare per scontato che sia presente.

Il Sé narratore, in questa fase evolutiva, si esprime quindi con il supporto delle capacità narrative che permettono alla persona di raccontarsi ricostruendo autobiograficamente gli eventi più significativi.

In questa prospettiva nasce il progetto “Il mio inside out” promosso dal Centro Eos in collaborazione con l’Istituto Comprensivo di Castel San Giovanni e Sarmato.

PREMESSA DEL PROGETTO

L’universo delle emozioni rappresenta una dimensione dell’essere umano talmente varia e indecifrabile da suscitare nell’uomo le reazioni più disparate.

Taluni le considerano un plus valore della vita mentre altri, di contro, le reputano un intoppo di fronte alla razionalità che dovrebbe regnare sovrana.

Sta di fatto che, in un modo o nell’altro, la vita emotiva condiziona ciò che siamo e come lo siamo.

Non a caso in questa epoca dominata dalla scienza e dall’esattezza del vivere, le emozioni rischiano di essere sotto il dominio esclusivo della psicologia; tutto ciò rischia pertanto di renderle un qualcosa di avulso dal vivere quotidiano.

Il progetto in questione ha lo scopo perciò di far parlare di emozioni a scuola e in famiglia cercando di introdurle nel lessico e nell’esistenza dei ragazzi con la finalità di prevenire l’insorgenza di sintomi noti per la correlazione con un’assenza di percezione emotiva.

TRAMA DEL FILM

Il film si apre con la nascita di una bambina chiamata Riley, e nello stesso frangente, nella mente della piccola, compare un’emozione LA GIOIA.

All’inizio questa emozione penserà di essere l’unica presente nella mente della bambina “…ma questo durò solo per 33 secondi” dirà Gioia.

Al termine di questo tempo, infatti, nella mente della piccola si fa strada un’altra emozione: TRISTEZZA e nell’arco di un brevissimo periodo compariranno inoltre anche le successive tre emozioni di base: RABBIA, PAURA e DISGUSTO.

Tutti e cinque si occupano di compiti diversi e ben specifici.

  • Gioia: garantisce la felicità di Riley ed è la sua emozione dominante (soprattutto durante l’infanzia).
  • Disgusto: evita che Riley venga avvelenata fisicamente e socialmente
  • Rabbia: proteggere la bambina dall’ingiustizia
  • Paura: ha il compito di mantenere Riley al sicuro da ogni pericolo.
  • Tristezza: tenta di trovare una sua collocazione dentro Riley ma le altre emozioni, prima tra tutte Gioia, non riescono a capire quale sia il suo vero scopo all’interno del quartier generale e quindi spesso viene messa in disparte.

Riley, quindi è la preadolescente protagonista del film “Inside Out” che si trova proprio a vivere questo “dentro e fuori” caratterizzato da intense emozioni che non riesce a capire e riconoscere.

Lo smarrimento e la sofferenza che prova di fronte a una nuova vita, il trasferimento dalla città natale, il termine dell’infanzia con la perdita delle fantasie infantili lasciando spazio a qualcosa di indecifrabile ma sempre più presente, sono elementi dominanti nel film.

A causa del brusco cambiamento di vita e del passaggio all’età adolescenziale, la protagonista quindi si lascia andare allo sconforto più totale: nella sua mente la gioia e la tristezza si perdono negli abissi dell’inconscio, lasciando il posto alla rabbia, alla paura e al disgusto.

Al termine del film sarà evidente l’importanza di tutte le emozioni presenti nella persona, anche quelle che generalmente si ritengono inutili come la tristezza e la rabbia.

FASI DEL LAVORO E CONSIDERAZIONI IN ITINERE

Il Centro Eos ha intrapreso il suddetto percorso di esplorazione emotiva in collaborazione con il personale docente dell’Istituto Comprensivo di Castel San Giovanni e Sarmato e nello specifico con un folto gruppo di insegnanti di Lettere: Prof.ssa Antoniotti, Prof.ssa Ausani, Prof.ssa Daparma, Prof.ssa Demicheli, Prof.ssa Massarini, Prof.ssa Murtas, Prof.ssa Paratici, Prof.ssa Scotti.

Prima della messa in opera di ogni passaggio, e a seguito della loro attuazione, le psicologhe del Centro Eos hanno effettuato un incontro per chiarire alle docenti il senso di ogni step e supervisionare successivamente gli esiti.

Sin dal primo momento sono emerse da parte del personale didattico numerose considerazioni che hanno consentito che il progetto prendesse piede all’interno delle classi in maniera più efficace.

Anche se ogni insegnante ha utilizzato uno strumento d’indagine differente (dal tema in classe alla raccolta di termini riguardanti le emozioni attraverso un’esplorazione più guidata), è stata sottolineata loro l’importanza di valorizzare ogni parola che riguardasse vissuti emotivi, prescindendo dalla forma.

Uno dei primi dati affiorati al termine del primo step, riguardava la conformità dei contenuti emersi nei lavori rispetto a quelli che solitamente vengono riportati dai ragazzi in sede di sportello d’ascolto psicologico.

Secondariamente si sono evidenziati altri aspetti rilevanti:

  • I ragazzi hanno spesso avuto bisogno di tracce ben definite per poter snocciolare le loro vite emotive (a parte alcuni casi in cui avevano già delle loro abilità ben sviluppate);
  • Non sono del tutto capaci di riconoscere sfumature emotive (anche per gli adulti vale lo stesso discorso perché si tratta di una competenza complessa);
  • Tutti hanno parlato della loro rabbia (alcuni però descrivendola come qualcosa di inutile);
  • Lo sguardo degli altri è stato considerato come uno specchio che conferma, anche se spesso viene vissuto come un occhio che giudica e quindi inibisce;
  • Hanno sottolineato la vergogna di mostrare le proprie emozioni anche se le si sta provando;
  • Il ruolo dei genitori e le loro capacità di rispecchiare i figli e comprenderne i vissuti;
  • La gioia legata alla leggerezza e al vivere quotidiano mentre la tristezza connotata da avvenimenti opprimenti (morte/malattie);
  • Tra le isole c’è sempre presente quella della scuola (quindi questo rimarca l’importanza dell’ambiente scolastico e delle figure presenti in essa);
  • C’è una difficoltà a riconoscere la complessità dei vissuti in una stessa situazione (cioè un episodio della mia vita mi può suscitare differenti emozioni, non per forza una sola);

Al termine di tale step le insegnanti hanno quindi lavorato con i ragazzi attraverso la narrazione di gruppo e la messa in scena di storie incentrate su una singola emozione al fine di analizzarne i risvolti costruttivi e distruttivi.

Lo strumento maggiormente utilizzato dalle docenti è stato il Cooperative Learning.

Al termine di questo ultimo scalino vi sono alcuni aspetti salienti da sottolineare:

  • Alcune classi e/o gruppi, nello specifico, hanno mostrato alcune difficoltà (in certe situazioni più evidenti) a ragionare e strutturare storie in cui vi fosse un lieto fine parlando di emozioni considerate “NEGATIVE” (vd tristezza etc etc etc…);
  • Lo stesso valeva per finali invece infausti di fronte a emozioni valutate come “POSITIVE (vd felicità);
  • Alcune insegnanti hanno preferito la strutturazione piuttosto che lasciare libera espressione ai ragazzi tale scelta è da considerarsi:
    1. In alcuni casi necessaria a causa di un evidente smarrimento degli studenti
    2. Sovente però la strutturazione del lavoro può indirizzare il risultato e quindi inficiarne il potenziale creativo

I lavori prodotti dai ragazzi infine sono risultati suddivisibili in tre grandi gruppi:

  1. lavori molto aderenti al film (i personaggi e le storie praticamente uguali al film)
  2. lavori ambientati in luoghi molto lontani sia fisicamente che psicologicamente
  3. lavori molto legati alla quotidianità dei ragazzi.

In tutte le classi in cui si è svolto il lavoro gli studenti hanno partecipato attivamente e con un buon livello di ingaggio personale e gruppale.

LA VOCE DELLE DOCENTI

Il lavoro sulle emozioni è importante e accompagna l’intero percorso scolastico, di pari passo con la conoscenza di se’, delle proprie potenzialità e punti deboli da migliorare. Le emozioni sono potenti: creano contagio, determinano la stessa vita di classe e condizionano l’apprendimento”.
Prof.ssa Antoniotti

Il risultato ottenuto è stato, per alcuni gruppi, davvero sorprendente in quanto hanno prodotto storie coinvolgenti ed emozionanti ben oltre le aspettative. Per altri, invece, gli obiettivi non si sono raggiunti completamente in quanto i ruoli assegnati non sono stati rispettati e compresi nella totalità. In generale, il lavoro svolto è stato produttivo e positivo in quanto gli alunni hanno dimostrato di aver interiorizzato il significato delle emozioni sotto ogni aspetto anche quello meno tradizionale e consueto”.
Prof.ssa Ausani

Sono state evidenziate le caratteristiche delle emozioni, (osservate nel film) paragonate a ciò che ciascun alunno aveva provato nei momenti personali e l’emozione più difficoltosa nell’individuazione è stato il disgusto
Prof.ssa Daparma

I ragazzi si sono mostrati interessati al film e hanno lavorato volentieri alle varie fasi del progetto…ho constatato che tutti erano animati da entusiasmo e dalla volontà di collaborare alla riuscita dei loro racconti…ritengo che il valore del lavoro risieda nella riflessione che è scaturita e nella collaborazione tra i membri dei gruppi”.
Prof.ssa Demicheli

E’ emerso che il sentimento della paura si ha soprattutto per qualcosa che non conoscono oppure in relazione alle aspettative genitoriali, se per caso non ritengono di soddisfare le aspettative. Sentono molto il peso del giudizio altrui sui loro comportamenti”.
Prof.ssa Massarini

Qualche alunno ha dimostrato una maggior capacità introspettiva, cogliendo alcuni aspetti più profondi della propria interiorità, dicendo quali erano le emozioni prevalenti nella loro esperienza e riconoscendo l’esistenza di emozioni miste. Ciò ha permesso ad alcuni di scendere un po’ più in profondità e di raccontare in modo più articolato gli episodi. Qualcuno è riuscito, seppure in modo semplice, a indicare le manifestazioni corporee o gli effetti sul comportamento di alcune delle emozioni provate”.
Prof.ssa Murtas

Personalmente ho trovato molto stimolanti la guida e gli spunti delle psicologhe, grazie alle quali le attività e i contenuti emersi hanno potuto essere analizzati da un punto vista competente. Inoltre ritengo siano stati proficui il confronto e la collaborazione con le altre docenti. Concludo affermando quindi che la realizzazione di questo progetto ha costituito per me un arricchimento professionale e personale, e per i ragazzi un aiuto ed uno stimolo per la conoscenza del proprio “inside out””.
Prof.ssa Paratici

Ai ragazzi è piaciuto lavorare in gruppo e sono stati soddisfatti del loro prodotto finale; hanno ascoltato anche con molta attenzione i racconti inventati dagli altri gruppi e nessuno ha giudicato o criticato le storie degli altri. Credo che sia stato utile e arricchente per loro confrontarsi su una tematica, quale le emozioni, difficile da descrivere ed esprimere, nonostante alla loro età le emozioni siano il fulcro attorno a cui gravita ogni loro azione”.
Prof.ssa Scotti

CONCLUSIONI

La narrazione non è da considerarsi un mero passatempo privo di significato profondo per la persona, secondo Jerome Bruner, infatti, si tratta di uno dei meccanismi psicologici più importanti per l’individuo e i gruppi sociali e culturali.

“L’essere umano avrebbe infatti un’attitudine o predisposizione a organizzare l’esperienza in forma narrativa”(Bruner, 1990/1992, p.56) e lo sviluppo del pensiero narrativo nel bambino è da ritenersi di fatto un importante strumento di maturazione psichica e relazionale.

La capacità di costruire delle storie si basa su competenze multiple, come il linguaggio, il riconoscimento emotivo, la capacità di metaforizzazione e l’abilità di rendere il racconto un insieme di elementi che abbiano una certa consequenzialità. Tutto questo permette al bambino di sviluppare, in maniera sempre più strutturata, il proprio Sé e radica in esso una sempre maggior consapevolezza delle proprie emozioni.

Il progetto “Il mio inside out” aveva come finalità principale, infatti, quella di consentire che questa narrazione prendesse forma e si rendesse un intimo strumento di esplorazione e condivisione.

L’attenzione che i ragazzi hanno riposto nei racconti dei compagni di classe evidenzia la necessità sempre più impellente di parlare di emozioni e sentir parlare di emozioni.

D’altronde la vita emotiva, come dimostra in maniera esaustiva il film “Inside out”, nasce con la persona ma purtroppo spesso ne viene sottovalutata l’importanza, a fronte del dominio del razionale.

Le emozioni di sovente vengono tacciate di inutilità perché incomprensibili e incontrollabili.

La cultura e i retaggi famigliari spesso suddividono infatti i vissuti emotivi in POSITIVI e NEGATIVI e la difficoltà mostrata dai ragazzi a vederne la trasversalità e complessità non fa che sottolineare tale aspetto.

La vita emotiva va innanzitutto rispecchiata dai genitori, secondariamente valorizzata e nei momenti di difficoltà, esplorata e condivisa.

Il tutto per permettere che la persona possa riconoscere ciò che gli accade interiormente e al fine di prevenire la cristallizzazione di segni che possano nel tempo assumere la forma di sintomi.

I colori, come i lineamenti, seguono i cambiamenti delle emozioni.”
PABLO PICASSO

ALLEGATO A

PROGETTO “IL MIO INSIDE OUT”

FASI DEL PROGETTO

Il progetto in questione si articola in più step, ognuno ognuno dei quali veniva esposto preventivamente al personale docente e ridiscusso in seguito alla messa in opera.

I° PASSAGGIO:

Visione del film “Inside out”

II° PASSAGGIO:

Tema durante le ore di italiano dal titolo “Il mio INSIDE OUT”

Criteri di valutazione per l’assegnazione di un voto positivo
(IN FUNZIONE DELLA DELICATEZZA DEL TEMA TRATTATO SAREBBE IMPORTANTE VALORIZZARNE I CONTENUTI EMOTIVI ATTRIBUENDO VOTAZIONE POSITIVA DI FRONTE ALLA PRESENZA DI ESPRESSIONI EMOTIVE )

III° PASSAGGIO:

Analisi dei temi raccolti.
Compilazione scheda report delle emozioni emerse.
Incontro con le insegnanti e le psicologhe referenti per la valutazione delle griglie e debriefing.

IV° PASSAGGIO:

Lavoro in gruppo

  • suddivisione in 5 gruppi
  • lavorare su singole emozioni allo scopo di creare 2 storie inserenti la stessa emozione
    • COME QUESTA EMOZIONE PUO’DISTRUGGERE LA VITA DEL MIO PERSONAGGIO?
    • COME QUESTA EMOZIONE PUO’AIUTARE LA VITA DEL MIO PERSONAGGIO?

Inscenare il tutto di fronte alla classe e avviare una discussione.

FINALITA’ DEL PROGETTO

Conoscere la propria vita emotiva al fine di renderla al servizio dell’IO.
L’IO, in psicologia, rappresenta di fatto una struttura psichica – organizzata e relativamente stabile deputata al contatto ed ai rapporti con la realtà, sia interna che esterna.
Per IO si intende perciò l’identità della persona che non va quindi confusa con la razionalità della stessa.

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